La rivincita dei portaborse
Condannata la Carlucci

Risarcirà collaboratrice pagata in nero

ROMA — Evviva Celestina! Da oggi tutti i collaboratori degli onorevoli che lavorano in nero, oppure in grigio con stipendi da fame, hanno la loro eroina. Nessuno prima di lei aveva osato tanto: fare causa al deputato datore di lavoro e ottenere un risarcimento. Ma la sentenza con la quale il giudice Michele Forziati ha condannato Gabriella Carlucci a pagare 10.170 euro e 39 centesimi più interessi a Celestina (la chiameremo semplicemente con il nome di battesimo) che per quasi due anni, dal luglio 2004 al giugno 2006, aveva lavorato nella sua segreteria, va ben oltre. Perché stabilisce il principio che tra la parlamentare del Popolo della libertà e la sua assistente «è intercorso un rapporto di lavoro subordinato». Insomma, il classico buco nella diga.

Il caso che, analogamente a quanto è successo nel mondo del calcio dopo la famosa sentenza Bosman, potrebbe scatenare la rivoluzione dei portaborse, è stato scoperto dalle Iene, che lo racconteranno questa sera su Italia 1. Erano state proprio le Iene, del resto, a far scoppiare lo scandalo degli assistenti parlamentari pagati in nero: un servizio scioccante andato in onda nel marzo del 2007 rivelò che soltanto 54 fra i 683 collaboratori dei 630 deputati con in tasca il tesserino per accedere alla Camera erano in regola. Un vergognoso 8 per cento di mosche bianche. Vergognoso, perché i parlamentari fanno le leggi. Vergognoso, perché ogni deputato, oltre alla propria indennità con annessi e connessi incassa 4.190 euro al mese per i collaboratori: indipendentemente dalla paga che gli dà. Vergognoso, perché alle ripetute inchieste della Iena Filippo Roma e alle denunce che ne sono seguite molti, nel Palazzo, rispondevano con un’alzata di spalle… per il resto dell’articolo click qui sotto:

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